Buon Natale

Avevo appena pensato che non avrei postato più nulla fino alla prossima settimana, magari raccontando il Natale come lo si mangia a casa delle mie famiglie.

Il vero dramma è che non ho finito i regali di natale e sono in pieno panico, in più mi è tornato il raffreddore e fuori fa freddo. E poi a me il Natale non piace, mi mette l'ansia (cosa non mi mette l'ansia?). Sono rimasta scottata da piccola. Genitori separati, seconde nozze, figlia unica, due stati, due maroni. Dopo un momento di splendore iniziale sono arrivati dei cuccioli di uomo nuovi che hanno rotto l'idillio e io mi sono improvvisamente ritrovata adulta senza averne diritto né sicuramente voglia.
[mi pare di aver già raccontato 'sta mena...]

Genitori siate intelligenti ed equilibrati (impossibile), che poi vi crescono come me. ;)

Insomma, il lunedì è già finito ed io non ho portato a casa nulla. Mi sta salendo il "panico da 23 dicembre".
Per distrarmi ho deciso di far fuori la dispensa, volevo eliminare tutte le confezioni aperte. Il progetto è iniziato e si è concluso con questo post. Per finire il cioccolato ho aperto la farina di mandorle, per far fuori i pistacchi ho aperto lo zucchero.
Però vi lascio un bel regalo di Natale, ça va sans dire che è un esperimento, ma mi rende il cuore gonfio di gioia (lo riconoscete il linguaggio Xmas friendly?) annunciarvi che finalmente inizio a sviluppare una minima sensibilità per le proporzioni: questo dolce è One shot - One kill, non mi ci sono allenata.


Ti piace se:
-hai una passione smisurata e quasi imbarazzante per il cioccolato fondente, leggi amaro.
-apprezzi i dolci umidi.
-allunghi sempre la forchetta, voluttuosamente, per 'un ultimo morso' prima di riporre i dolci.


Le quantità riportate sono per una teglia tonda diam. 18.

100 gr farina di mandorle
100 gr quinoa bollita, scolata e raffreddata
80 gr di zucchero semolato
45 gr cacao amaro
50 gr burro
50 gr di cioccolato fondente
2 uova
un  mandarino, succo e zeste
1 cucchiaino di lievito

Per la glassa
80 gr di fondente
due cucchiai di zucchero a velo

Per la granella
una manciata di pistacchi o mandorle
un cucchiaio colmo di zucchero

Sciogliere a bagno maria il cioccolato e il burro, insieme.
Accendere il forno a 180 gradi.
Tagliare un cerchio di carta da forno e foderare il fondo della teglia. Imburrare le pareti con parte del burro in ricetta.

In una ciotola versare quinoa, farina di mandorle, zucchero, le due uova (sbattute a parte), il zeste e il succo di un mandarancio o mandarino, il cacao setacciato con il lievito e infine cioccolato e burro fusi. Mischiare con una spatola. Versare nello stampo, infornare.

Granella
In una padella antiaderente versare lo zucchero e i pistacchi. Appena lo zucchero si scioglie e si caramella versare il tutto sulla carta da forno. Attenzione perché la temperatura ell zucchero a questo punto è simile a quella della lava. Una volta freddo spezzarlo e frullare con il pulse della consistenza che più piace.

Il mio dolce si è cotto in 25 minuti.
Non usate la prova dello stecchino perché il dolce deve restare umido. Al tatto la consistenza è soffice.

Lasciar raffreddare, sformare.

Glassa
A bagno maria sciogliere il cioccolato per la glassa con due cucchiai di zucchero a velo e tre cucchiai d'acqua. Se il cioccolato si rapprende è perché c'è poca acqua, aggiungere altra, poche gocce alla volta, continuando a girare.
Versare e spalmare sul dolce freddo. Aggiungere la granella.

Note
Sull'onda della sensibilità delle proporzioni... se avete una teglia di 22/25 cm, mi sento di suggerire di aggiungere il 25% di parte secca (farina di mandorle e quinoa) e il succo di un mandarino.
Io non amo i dolci dolci, questo è pure particolarmente ricco. Se lo volete normalmente zuccherato aggiungete 20 grammi di zucchero.
Per la glassa ho usato un cioccolato davvero amaro, da qui la necessità di usare lo zucchero a velo. Giocate con acqua e zucchero, secondo il vs palato.

Con la dovuta cautela (cacao in polvere e cioccolato) è una ricetta gluten free, ha pochi grassi o.O, poco zucchero e mooooolto affetto.

Buon Natale a tutti. Siate buoni, che conviene. ;)

XMAS PROJECT - the end

3 FOODBLOGGER 2 Stati 1 INCONTRO 6 spritz 100.000 mail
5.000.000 DI RISATE 3.689 VISITE 80 DOWNLOAD
86 COMMENTI 9 RICETTE 1 PDF TANTI FINALISTI
1 SOLO VINCITORE MILLEMILA RINGRAZIAMENTI.

(ho copiato l'intro della Vale, perché, problemi? Vale hai da dire qualcosa in merito?)


Dopo lungo summit, alle finali siamo arrivate con tre nomi e mezzo, ma solo UNO, lui solo può essere incoronato quale degno vincitore, avendoci trovate unanimemente d'accordo.
Colei che ha scritto un messaggio sufficientemente lungo per adularci a dovere senza essere stucchevole, colei che ha colto sopra ogni ragionevole dubbio lo spirito amorevolmente scanzonato e disimpegnato del progetto, colei che ha lasciato un messaggio di speranza per il futuro - e giurato eterna fedeltà (oh, mò l'hai detto!) - e lo ha fatto con semplice ironia e garbato perculo è

di Spadellatissima
con questo commento lasciato al post di Roberta

<< Partiamo dal presupposto che vi ho conosciuto adesso e dopo aver letto il pdf in ufficio (con annesse smorfie e risate a denti stretti) mi toccherà andare a leggere tutti i millemila post sui vostri blog perchè ormai sono entrata nel tunnel...e non ce n'è di luci sul fondo, nemmeno quelle di Natale proprio! Sono ufficialmente dipendente! (o "addicted" che fa tanto British).
Sul "mandarino o arancio a seconda del deretano" sono caduta dalla sedia!!! Penso di non aver mai riso così tanto leggendo delle ricette! Un paio di volte ho anche dovuto fare una pausa per far tornare la faccia ad un livello di serietà accettabile per un ufficio. 
Siete divertentissime, schiette e VERE! Ecchecazzo! Non facciamo finta di imbellettarci con blog sfarfallosi ed eleganti che in fondo in fondo siamo tutti un pò grezzi...
Adesso però vorrei specificare una cosa. Il "mini pirla contest" è basato sui commenti e quindi tutti più o meno ci siamo spremuti le meningi per risultare simpatici e all'altezza della situazione...ma sinceramente, contest o non contest (tanto un pò pirla lo sono di sicuro anche senza contest) il commento ve lo lascio con piacere, ma perchè proprio ve lo meritate! Avete avuto un'idea geniale e alla faccia della 125482211esima ristampa, questa cosa la dovete rifare!!! Ma non a Natale prossimo eh, no no!
La dovete rifare per i Maya (che c'hanno anche un pò scassato la wallera), per Capodanno, per la Befana, per Carnevale, Pasqua con i tuoi e tutto il resto con chi vuoi!
Dimenticavo....tanti auguri Grazie(lle) >>

Del mittico premio segue immagine, Lina, ora la vera sfida è farci arrivare il tuo indirizzo entro 24 ore!

Ringrazio tutti i lettori, e ancor più i commentatori, per l'impegno e la partecipazione e le belle parole e le crasse risate.
Un pensiero speciale, e particolarmente pirla, alle mie sorelle di avventura, con cui spero di bere presto una birra al pub qui dietro.


(12 fogli carta velina stampata, due rotoli nastro adesivo di carta stampato, un sacchettino, pirottini, 10 tags segna regalo e 35 adesivi segna regalo).



In scadenza!

Il commensale è ossessionato dalla scadenza. In particolare quella dei freschi.
Ogni volta che apre il frigo mi chiede se quello che ha in mano è scaduto.

UNO. Può accadere che forme di vita aliena si manifestino in frigo, ma è raro assai e a quel punto si vede bene che il prodotto 'è scaduto'. Fatta eccezione per le eccezioni: quanta roba scaduta ci può essere in un frigo ogni giorno?
DUE. Sai leggere.
TRE. Sei un uomo fortunato, ti sono stati dati tutti i sensi, usa anche l'olfatto e il tatto oltre che la vista.
QUATTRO. Smettila di chiedermelo su tutto quello che vedi in frigo per più di tre giorni.
I pomodori non scadono. L'insalata non scade. Le melanzane non scadono. Il cavolo non scade.



Oggi invece scade il ns supercontestgiveaway -->
e nell'attesa che arrivino ancora commenti 
(come, non avete ancora lasciato il vs? Tzè)
che possano rivoluzionare la classifica, vi rifilo il fondo del frigo, tutto rigorosamente 'scaduto'.



In realtà si dovrebbe dire -'poco' rigorosamente scaduto-.
Perché qui ci sono tre ingredienti: cous cous, cipolle e topinambur.
Ah, bhè, aglio ;)

L'influenza e la tosse mi hanno davvero tagliato le gambe, non ho nemmeno fatto la spesa... che insulto... e non fare la spesa al sabato significa non farla più fino alla settimana successiva. Ad oggi siamo a 13 giorni senza spesa. Stomale.
Al supermercato (qui) non compro vegetali. Ci provo eh, ma alla fine non posso impedirmi di guardare la provenienza. Chile, Mexico, Nigeria, South Africa. Pronto pronto?!!
Vuoi dirmi davvero che due cipollotti non ce la facciamo a coltivarli in UK??
E quindi esco a mani vuote.

Il mio procedimento per il cous cous è sempre lo stesso (insulto). Se mi vede un marocchino mi appende al chiodo come un agnello in Place Jemaa El Fna.

Generalmente il cous cous si cucina da solo con del brodo, si sgrana e si serve con sopra/attorno le verdure o l'agnello o quello che è. Per farlo bene basta seguire le istruzioni riportate sulla confezione. Non ho mai visto una confezione senza istruzioni. Lo giuro.
Ora lo compro al supermercato bio, in Italia lo prendevo nelle macellerie Halal, quasi tutte vendono anche alcuni prodotti tipici, oltre alla carne e dell'ottima menta (prendetela lì!).
Se lo faccio con verdure cotte e lo servo asciutto lo cucino sempre nelle verdure. Qualunque sia la verdura che avete scelto (verdure che restano abbastanza compatte) tagliatela a pezzetti/striscioline e cuocetela in padella/pentola. Se volete dargli un profumo un po' esotico potete usare del cumino se vi piace, oppure aggiungere della curcuma o un pizzico di curry.

A cottura avvenuta (verdure al dente) creo uno spazio nel centro della padella, verso un filo d'olio e aggiungo il mio cous cous (3/4 di bicchiere a testa), lo giro con le verdure e aggiungo dell'acqua calda leggermente salata. Tanta acqua quanta ne basta per coprire a filo il cous cous. Spengo il fuoco e copro. Dopo 10 minuti il cous cous avrà assorbito l'acqua e sarà cotto.
Più il cous cous è grosso, come ad esempio il maftoul, più acqua devo mettere, e spegnerò la fiamma solo dopo che questa avrà ripreso il bollore. 
Claro no?

Il commensale è in volo, affronta la neve e il gelo per tornare dalla sua principessa (sono io, oh!), vado a sistemare i morti che ho lasciato per casa in questi due giorni di solitudine. Almeno il frigo è vuoto, non c'è nulla di scaduto.

Buon week end a tutti! E, chi ce l'ha, giochi con la neve, permettetevi il piacere di essere felici.







Il Risveglio porta consiglio

Appena pubblicato il post del nostro contestgiveawayvattelapesca (o vatteneApesca, come dice la mia amica) sono stata assalita da almeno 13 virus diversi (ahahah, fa scena dire 13 vero?) che mi hanno bloccata orizzontale per cinque giorni. Sono stata uno zombie per i primi tre, ma non avevo una sola linea di febbre. Non posso spiegare la frustrazione di dover dire che sto male 'come se avessi 39', ma ho 36. Non ti si fila nessuno.
Al quarto giorno è subentrato il raffreddore, al quinto la tosse.
Sto dormendo seduta, nel letto degli ospiti.
Non vi faccio pena?

Per la precisione la tosse è arrivata dopo la gita di sabato. -.-
C'è stato un piccolo atto di negligenza. o_o'

Premessa.
Non sono assolutamente una fan di Twilight, non bevo sangue e non mi tingo la faccia di bianco ogni mattina. Non amo il macabro e questo è solo un caso, dopo le tombe di St Martin.


Siamo andati in gita al Cimitero di Highgate.

 Assolutamente da
ve-de-re!
E' una meta relativamente facile, si raggiunge con la metropolitana e una piccola camminata, ci si arriva in circa 20 minuti da Oxford St, per dare un'idea.
Sembra una scenografia complicatissima, assolutamente suggestivo e di oggettivo valore culturale, tanto da rientrare nel patrimonio paesaggistico del Regno Unito. Il cimitero viene trattato a tutti gli effetti come un sito culturale. Si paga un ingresso di 7 £ per il lato ovest, il più antico di cui vedete le foto, dove si ha accesso solo attraverso una visita guidata (programmate con scadenza di 30 minuti nel fine settimana, su prenotazione il mercoledì). Verificate sempre la linea Northern, durante i week end fanno spesso lavori di manutenzione.


Oltre a proteggerne l'ingresso da vandali e ladri (fanatici che smembrano le antiche bare per recuperarne il legno), l'accesso guidato tutela i visitatori da possibili incidenti. Il fatto che questo cimitero sia costruito nella boscaglia su di una collina ha compromesso lo stato di conservazione di alcune monumentali tombe che risultano essere ora pericolanti. Come ci spiegava la simpatica guida volontaria: "se vi cade addosso una di queste tombe di marmo venite seppelliti direttamente. E a noi dispiacerebbe che non pagaste".
Humour inglese.

La visita dura un'ora e viene fatta in inglese, solo una buona conoscenza della lingua permette di comprendere tutti i dettagli (e le battute) che vengono dati. Nemmeno il commensale ed io abbiamo colto tutto. C'è anche una zona est (altre 3 £ ma senza guida) dove si può rendere omaggio a Marx. Altri illustri presenti ad Highgate sono i membri della famiglia di Dickens (non Charles), nonché un lungo elenco di noti inglesi e non che arrivano dai più diversi ambiti, dell'editoria allo sport, dalle arti alla scienza.

Le foto non permettono di sentire gli odori e i rumori della vegetazione, nemmeno le sfumature dei colori sono affidabili, ma qualcosa dovevo pur farvi vedere...
Una cosa è certa, tutto quel verde vi da l'idea di quanto umido (e freddo) potesse essere e del perché da quattro giorni mi sto ciucciando lo sciroppo antitussivo come fosse tisana e dormo ancora dai vicini.

Stamattina mi sento meglio. Il risveglio è stato morbido e mi sento quasi rinata. Oramai è una settimana che non cucino nulla e nel dormiveglia di questa mattina mi è venuta voglia di tatin. Lo sapete che ho finalmente trovato la mia ricetta perfetta? Cioè, quella combinazione di tempi, misure e metodi che sortisce la tatin come mi piace. Ho anche fatto io la pasta sfoglia. Roba pesante insomma. Ma non è questo il post dove ne parlo.
E allora? E allora ecco cosa ho sfornato. Anzi, spentolato.



Per togliermi la voglia di Tatin, ma rinunciando a sfoglia ed etti di burro ho usato:

Dosi per una pentola antiaderente (e che possa andare sia sul fuoco che in forno) di diametro 15 cm ca.
Due mele bio NON sbucciate, tagliate a quarti (senza torsolo ;)
100 gr yogurt bianco non zuccherato
90 gr farina
50 gr zucchero più due cucchiai
2 noci di burro
cannella, chiodi di garofano, anice, vaniglia (a piacere)
1 cucchiaino di lievito
1/2 cucchiaino di bicarbonato
1/2 limone, succo e zeste
un cucchiaio di olio (io ho usato l'oliva, ma non è determinante il tipo perché è poco)




Nel pentolino mettere burro e zucchero a fuoco moderato. Aggiungere le spezie che più piacciono, una spolverata è sufficiente. Nel tempo che si lavano le mele e le si taglia in quarti lo zucchero si caramella leggermente. Appoggiare le mele e preparare l'impasto.

In una ciotola sbattere l'uovo, aggiungere l'olio, lo yogurt e il limone, mescolare.
In un'altra ciotola setacciare farina, lievito, bicarbonato, zucchero. Aggiungere la parte liquida a quella asciutta e girare con una spatola.
Versare subito l'impasto (che sarà denso) direttamente sopra alle mele, mettere la fiamma al minimo.
Accendere il forno a 200 gradi.

L'impasto si gonfia e si cuoce in circa 15/20 minuti, se passato questo tempo la superficie resta troppo umida ripassare il dolce in forno caldo un minuto.
Rovesciare caldo. Se mettete subito lo zucchero a velo si bagna, aspettare che il dolce sia freddo.
L'impasto resta umido e soffice, super profumato.

XMAS PROJECT


Nel mio unico corpo vivono una stronza cinica e una romantica emotiva (anche un po' bipolare, ma questa è altra storia). Tutte e due buongustaie, comunque ;).
Posso dire le più becere brutturie, ma piango convulsamente con la pubblicità della Barilla. Se nella stessa frase pronunci due delle parole 'mamma', 'morte', 'amicizia' o 'vecchiaia' inizio una nenia che mi sanguina il cuore. Ma se una vecchina fa la gnorri e mi supera nella fila, pregate. Per lei. 

Con Robi e Vale c'è questo tacito accordo, direi piuttosto tacita reciproca comprensione e accordo sul fatto che ci rispettiamo anche se ci sfottiamo alla grande, che il rispetto arriva dal 'non detto' prima ancora che da quello che si pronuncia. Tra le righe, fino ad oggi ;) ci si stima. E cosi e' nato il Xmas Project, da un'idea (balzana o malsana, una delle due) di Roberta. Ha buttato sulla pista da ghiaccio Vale e me che godiamo sadomasochisticamente di queste battute. Ma siamo anche, tutte e tre, avide di risate.

Condividiamo con voi questo progetto e in cambio vi chiediamo un commento.

Sappiamo bene come gira il mondo, non ve lo chiediamo mica 'aggratis', premiamo quello che più ci ha fatto ridere con un xmas pack! Perché se il monaco sara' magro a causa della crisi, almeno gli facciamo un bell'abito!

E se mi mostro affettuosa e impegnata con il contest in corso di Roberta e Silvia, qui...mostro. ;)

Benvenuti nel nostro
Xmas Project

Clicca QUI per scaricarlo

Anteprima


Lo puoi sfogliare anche qui




Il banner


Dettagli per la partecipazione

1) Il Natale su questo blog ha inizio oggi 4 Dicembre 2012 e finirà alle 23.59 del 14 Dicembre 2012

2) Può partecipare solo chi possiede un blog (gli altri ne aprano uno…)

3) Il limite massimo dei commenti per ogni blog é 200; nel caso in cui i commenti superassero di parecchio questo numero, verrà aperto un nuovo blog e vi verrà comunicata la data in cui saranno elargiti gli autografi.

4) Sarà sufficiente lasciare almeno un commento, potranno essere commentati tutti e tre i blog (Cibo ForMe, Sale QuBi, Il Senso Gusto) ma con commenti differenti (seguendo l’ispirazione del momento). Quindi per non offendere nessuna di noi tre, non siate avare di commenti e sentitevi libere di gettarci addosso le vostre minchiate.

5) Esponete il banner del contest (qui sopra) nella barra laterale del vostro blog indicando che partecipate al contest dei blog sopra citati (da citare tutti e tre nell’ordine che preferite). Il banner dovrà essere linkato direttamente al post dedicato al contest in cui lascerete il primo dei vostri commenti.

7) I vincitori saranno resi noti entro il 16 Dicembre 2012, con una comunicazione pubblicata su tutti e tre i blog;

8) Il vincitore dovrà inviare una email alla titolare del blog su cui avrà lasciato il commento vincente per comunicare l’indirizzo dove poter spedire il premio. Dato che si tratta di cose natalizie, scrivete subito altrimenti vi toccherà attendere Natale del 2013 per poterle utilizzare. Nel caso in cui non dovessimo ricevere alcuna email da parte del vincitore entro 24 ore dalla comunicazione del nome, verrà dichiarato un altro vincitore. In tal caso, il vincitore che verrà escluso non riceverà alcun premio e non potrà avanzare nessuna ulteriore richiesta; (quindi poi non lamentatevi se non riceverete quei meravigliosi gift).

9) I commenti saranno giudicati secondo i seguenti criteri:

a) L’originalità del commento

b) La lunghezza del commento

c) L’amore che nutrite verso la foodblogger in questione

d) Il numero dei commenti

e) Quanto ce fate ridereeee!

10) I giudici che valuteranno le ricette siamo noi tre: due professioniste dell’ironia (Vale e Sarah) e una (Robi) che ha avuto la forza di volontà di arrivare fino alla fine di questo progetto. A loro insindacabile giudizio tra i commenti pervenuti, sarà scelto la (il) vincitrice (ore).






























Il premio sarà composto da articoli di cartoleria a tema natalizio, indicativamente come quelli che vedete in foto. Carta velina stampata, nastro adesivo stampato, carta pacchi, talloncini segna regalo...


Foodfriends IL contest

Ho mai raccontato del mio penoso e imbarazzante approccio alla blogosfera?

Come dice Roby evito anche io di 'copiare' dagli altri blog.
Ma una volta non li guardavo proprio.
Non certo per arroganza, anzi.
Un po' perché sono scarsa da morire nel seguire le ricette e in più non mi diverto affatto a farlo (e poi generalmente rendo al meglio quando ho la rivelazione*).
E un po' perché mancava la relazione.

Sono passati mesi prima che iniziassi a interagire, commentare, leggere pagine e pagine... perché mi chiedevo: ma chi sono questi qua? Non so nulla di loro. Loro non sanno nulla di me. Che je dico?

Dopo aver pensato giorni sull'opportunità di farlo ho commentato il post di una (nonfood)blogger e mi sono sentita in dovere di scriverle una e-mail per presentarmi. E' stato proprio più forte di me. Del tipo, ho pensato, che se ti scrivo dalla mia e-mail personale con nome e cognome è un po' come stringerci la mano. E poi ho il diritto di parlare di te e dei fatti tuoi.
Non ho mai ricevuto risposta. Eh sì che, giuro, era una mail davvero carina e breve. Un po' ci sono rimasta male.
Ma con questo, cosa volevo dire?
Che per me i rapporti in rete devono sfociare per forza nel desiderio di conoscersi e vedersi, magari non succede perché io abito a Como e l'altro a Mazara del Vallo, o magari solo perché l'altra persona non ha il mio stesso bisogno di fisicità, ma un pochino di realtà, anche solo desiderata, mi è necessaria.

Ora ho compreso che non funziona così. Siamo tutti amici a priori, con delle simpatie più o meno evidenti e trascinanti, eventualmente ci si vede, se pisci fuori dal vasino ti tolgo dalla blogroll. Sbaglio?
Io adesso ho una lista di preferiti.
E cado comunque nello stesso tranello. Seguo la persona, prima del blog, e raramente esploro nuovi territori.

Per i primi blog che ho iniziato a seguire, quelli che hanno aperto la strada a tutti gli altri, è stato l'opposto: ho prima incontrato le persone e solo poi iniziato a seguirne i blog.

Ho fatto un bel corso sulla panificazione dove ho conosciuto Paola e Adriano. Un corso quasi inutile, per me!!, perché io ero completamente digiuna ed ero invece circondata da impastatori esperti e tutti dotati di lievito madre nonché di una certa dimestichezza con l'argomento e le macchine. Non c'ho capito 'na fava insomma, ma lo rifaccio, eh, eccome se lo rifaccio!.
E di queste persone con una in particolare, tra le blogger almeno, sono rimasta in contatto e ci scriviamo. wow wow sì sì, ci scriviamo!!
E' la biondina di Non tutto fa brodo, Linda.

Il nostro limite blogosferico è che lei ama fare i dolci ed è tutta una misura e un calcolo e una precisione. Come me, no? :/

Ho provato prima a fare i baci morbidi (li linko perché secondo me meritano).
Li avevo scelti per i pochi ingredienti.

"Ce la puoi fare, ce la puoi fare. Pochi ingredienti, pochi passaggi, ce la puoi fare!"
Una fava secca!

Mi sono perfino confrontata con la bella Linda direttamente, che quando ha sentito le N variazioni casuali apportate mi ha risposto, cercando di mantenere uno spirito positivo: "Prova questi che sono meno delicati". Lo sconforto si tagliava, non solo si intuiva.

E così, Siorri e Siorre, ecco a voi iiii BI.SCO.TTI!
(vi sento che avete voglia di esultare, non fate i timidi...)

E son pure BU.O.NI.

Ho cambiato un pochino la ricetta. Ecche ve lo dico affà? 

Ciboforme reinterpreta per Voi i
(hhhhaaaaa - la folla in delirio)

Riporto entrambe le misurazioni (sue-mie)
150100 gr zucchero
150100 gr burro a temperatura ambiente
380300 gr farina 00
510 grammi di lievito vanigliato
(no latte) 40 ml da latte
200180 gr di gocce di cioccolato fondente
pizzico di sale
banana (la mia era piccola. Fammi vedere! quella che hai va bene ;)

Procedimento (copiato, ma adattato alle mie esigenze)
Mescolare burro e zucchero fino ad ottenere una consistenza spumosa.
Aggiungere la banana schiacciata e il pizzico di sale.
Aggiungere la farina setacciata con il lievito.
Io non avevo le gocce e ho triturato alla meno peggio una stecca di cioccolato iniziata. E si vede. Non fatelo, perché l'impasto si colora con le briciole più piccole che si sciolgono e i pezzi più grandi poi non li si gestisce facilmente. Soprattutto quando devi fare le fette.
Realizzare tre salsicciotti (io ne ho fatto uno gigante, causa pezzi grossi di cioccolato).
Avvolgere i salsicciotti con della pellicola e porre in freezer per mezzoretta a solidificare.
Scaldare il forno a 160°.
Tirare fuori i salsicciotti dal freezer e tagliare a fettine di circa mezzo cm di spessore, adagiare su una teglia ricoperta di carta forno e infornare per circa 15 min.
Far raffreddare su una grata.
Quando sono freddi trasferire in un contenitore possibilmente ermetico.
Buoni da subito, migliorano dopo qualche giorno!

























*Per chi si fosse collegato ora ai miei deliri ricordo che La rivelazione è quel momento di isolamento e  di fusione con il frigo e la dispensa in cui il cervello corre veloce tra i possibili accostamenti fino a che arriva all'improvviso l'accoppiamento giusto, quello perfetto (almeno a priori), la rivelazione, appunto.

Con questa ricetta partecipo con enorme piacere al superamicoso contest della mia cara e stimata amica Roberta. Che, posso dire con una punta di orgoglio, è rimasta in contatto con me anche dopo avermi conosciuta live. :p

Un 'Brave!' a Roberta de Il Senso Gusto e a Silvia di Kitchenqb per questa foodblogdichiarazione d'amore e grazie.

Foodfriends: il contest de Il Senso Gusto












Zuppette, tombe e dintorni

Sto grattando il fondo. Ho esaurito le scorte auree raccolte nell'ultimo soggiorno italiano.
Ormai mi resta solo un cespo di radicchio di Treviso, che mi supplica di essere mangiato prima di passare a migliore vita. E io non riesco a mangiarlo. Dopo di Lui, il nulla.
O peggio, ancora rape. E cavoli.



Ho fatto una zuppa di lenticchie, radicchio e merluzzo e mi è venuta in mente una crema di funghi assaggiata lo scorso inverno in una cripta, seduta sulle tombe.
Sì si, ho detto cripta. E tombe.


Luogo di cui non vi ho ancora parlato. Ma quanto gelosa sono? ;)


Rimedio subito.

Siamo in Trafalgar Sq e probabilmente la National Portrait Gallery è una delle mete della giornata. Oppure avete seguito il mio consiglio e siete andati alla vicina Somerset (10 minuti a piedi). Oppure siete appena usciti dal vortice consumistico di Covent Garden e dovete ricongiungervi con la vostra spiritualità. Oppure vi piace il jazz.
Accanto alla Chiesa, tra questa e Pret a Manger, c'è una struttura in vetro, si vedono un ascensore ed una scala. Entrate.
He sì, this is London... Sto parlando della cripta del St Martin in the Field. Suggestivo luogo dove trovare ristoro e, al mercoledì sera, poter cenare ascoltando musica jazz.
Hanno una cucina tipicamente inglese con servizio a buffet, tipo mensa. E' un luogo spartano che odora un po' di brodo, non posso consigliarlo per come si mangia (lasciatevi tuttavia tentare dal mezzo chilo di crumble che propongono come dolce!), ma volendo è possibile consumare solo un caffè o semplicemente visitarla. E questo sì, vale la pena farlo.



La mia zuppa di lenticchie (per due) invece era così:

Lenticchie Umbre (un bicchiere e mezzo)
Alloro (una foglia)
Pomodoro concentrato
Aglio
Merluzzo (due filetti lunghi circa 10/15 cm) 
Radicchio di Tv (un cespo)
Zeste di mezzo limone bio non trattato
Olio EVO


Ho cotto le lenticchie in acqua (il doppio del loro volume) con una foglia di alloro, un spicchio nudo di aglio, un cucchiaino di pomodoro concentrato, sale. Ho messo tutto nella pentola a freddo dopo aver sciacquato le lenticchie. Non ho aggiunto olio. Lasciato sobbollire per una mezz'ora (generalmente vengono date delle indicazione sull'etichetta). Ho eliminato aglio e alloro e frullato grossolanamente le lenticchie. L'obiettivo era renderle cremose senza perderne la forma.

In una padella ben calda ho saltato il radicchio con un filo d'olio e il zeste, sale e pepe. Trasferito il radicchio in un piatto piano.

Ripulita la padella con la carta da cucina l'ho usata per saltare il merluzzo in abbondante olio, tagliato a cubetti. Definisco abbondante: cinque cucchiai. Se lo fate per più persone cuocete il pesce un po' alla volta e ripulite la padella con la carta dopo ogni cottura. Questo evita che la carne delicata del pesce si attacchi e si sbricioli. In generale, cucinare poco alla volta, vale per tutte le cotture dove si desidera tenere alta la temperatura.

Qualunque cosa io provi a fare (nel senso che magari mi sfugge qualche trucco/nozione) il merluzzo un pochino si sbriciola. E questo è più vero più si aumenta il tempo di cottura. Il merluzzo cuoce in un paio di minuti, forse meno, non lo abbandonate.

Cotte le lenticchie, è un piatto che si può fare espresso.




Si gridi al miracolo!!!


E' successo.
Forse sarà l'eccezione che conferma la regola, ma io per oggi mi accontento.

Bisogna sempre prendere ciò che di buono ci viene offerto e apprezzarlo in tutta la sua
oggettiva meraviglia.

Oggi ero un po' di quell'umore sfigato di quando non ti monta la maionese. Sto provando a fare la ricetta della 'mia prima amica blogger' per il contest di Roby e Silvia e ne sto uscendo gobba. Avrò modo di parlarvene e umiliarmi nei prossimi giorni...

Mentre mi facevo -inutilmente- violenza nel tentativo di rispettare la ricetta appena citata ho acceso la TV (che non vi senta dire IL tv!) per avere un po' di compagnia.
Se non esistessero 999 canali, ma solo i 9 di un tempo, il pulsante corrispondente a Goodfood Channel sarebbe sfondato. Lascio la televisione sintonizzata a volume basso, tanto senza i sottotitoli non sono in grado di seguire tutti i dettagli. Ma butto l'occhio, allungo l'orecchio. Colgo dei pezzi...


La prima prova ieri sera, oggi ho ripetuto l'esperimento rettificando e misurando i passaggi per poterli condividere con una parvenza di precisione.


E così è avvenuto il miracolo.
Un ammasso indistinto e impreciso di qualche ingrediente ha dato vita ad una delle cose più buone che abbia mai saputo far uscire dal forno. Il tutto in una manciata di minuti.
Sono così felice che credo ripeterò l'esperienza. Ogni giorno.
Un grumo poco omogeneo e grezzo. Esattamente come deve essere.


Farina forte 200 gr
Yogurt neutro (o alla frutta per una versione dolce) 200 gr
Bicarbonato
Pomodori secchi/sott'olio o olive sott'olio (tipo taggiasche)
Parmigiano (a piacere) 30 gr

Crosta croccante e profumata

Scaldare il forno a 200 gradi.

Ammorbidire i pomodori secchi in acqua tiepida, sciacquare in acqua corrente e mettere in un bicchiere con dell'olio d'oliva, ne bastano un paio di cucchiai, dopo qualche minuto (se i pomodori e/o le olive sono già sott'olio) tagliarli grossolanamente al coltello. Tagliare il Parmigiano a piccoli pezzi.

In una ciotola capiente setacciare la farina (è importante setacciarla) con un cucchiaino raso (e anche abbastanza scarso) di bicarbonato, una presa generosa di sale.
Versare le olive/pomodori/whatever e mischiare con le dita sollevando la farina per non perdere l'aria intrappolata setacciando.

Creare un piccolo foro nella farina e versare tre generosi cucchiai di yogurt e quasi tutto l'olio, pochissimo ve ne servirà per spennellare la superficie.

A questo punto attenzione, è difficile spiegarlo, ma a prova di bambino farlo.
Come fate quando volete imitare la vostra collega che si veste con le giarrettiere in vista e l'intimo maculato? Grrr! Ecco, fate con la mano lo stesso gesto alla tigresse e inseritela nella farina come fosse il gancio di una planetaria, ferma.
Con una mano tenete immobile la vostra ciotola, con l'altra a 'zampa di tigre' girate SENZA IMPASTARE, le dita restano nella loro posizione originaria. Dovete solo mischiare grossolanamente il tutto senza lasciare briciole asciutte sul fondo (eventualmente aggiungere qualche goccia di yogurt) fino a che l'impasto si attacchi alle dita tutto insieme.
Morbido e appiccicoso ma bitorzoluto.


A questo punto dividetelo in quattro parti, senza troppo maneggiarlo cercate di dargli una forma sferica, adagiarlo sulla leccarda ricoperta di carta forno, spennellare la superficie e infornare.

Dal momento in cui si aggiunge lo yogurt bisogna lavorare in fretta.
Come sempre rimando al 'tecnico' Bressanini per capire la chimica sottostante.

Circa dieci minuti dopo (a doratura ottenuta) sfornate. La crosta resta croccante fino a mezz'ora.
Fino a che sono caldi si percepisce un leggero profumo acidulo di yogurt, da freddi non si sente.

Ho provato a farli anche dolci. Al posto del pomodoro ho usato dell'uvetta fatta rinvenire in acqua tiepida e leggermente strizzata. Ho spennellato la superficie con l'acqua di ammollo e poi spolverato di zucchero semolato.
Il primo tentativo
Versione con uvetta


p.s.
mi sono resa conto che questo è il mio post #100. :)






Un non post per un non contest

Rosico da matti che non posso partecipare.
Un contest che, per regolamento, accetta solo i residenti in Italia.
Ma sarebbe stato il mio. Eravamo fatti l'uno per l'altra...
Prendi una ricetta 'classica' tra quelle proposte, ma che non viene descritta, sostituisci l'ingrediente che la rende poco equilibrata, agiti l'ampolla e la servi.

In verità questo post è un po' una prova, non per il contenuto, ma per la forma. E' un post egocentrico, diciamo.

Sto valutando la possibilità di iniziare ad usare la reflex. Valutando e Possibilità le parole chiave.

La reflex non è mia, è del commensale. E non è nemmeno una gran macchina, almeno lui dice così.
Io che ne capisco?
L'ha presa qualche anno fa e a forza di prove e studio da autodidatta devo dire che se la cava. Soprattutto perché è passato dall'usare la mia macchina digitale under 18 a questa reflex, e ha imparato tutto da solo. Quando lui si è preso la reflex, a me ha regalato un up grade della mia compatta, ché non mi venisse in mente di usare la sua. Ed è con quella che produco le mie meraviglie, la uso in AV. E, giuro, penso davvero di essere brava. Certo che non sono brava in assoluto! Che pensieri. Ma come schiappa, sono bravissima.

Comunque, sta di fatto che da quando ho iniziato ad occuparmi con più attenzione del blog gli è cresciuta sulla spalla una scimmia per le foto macro. E non le mie. La penna, la foglia d'insalata, il tronco, il libro... E non si capisce come (a volte guarda te il caso...) i suoi amici abbiano intuito questo suo desiderio e per il compleanno gli hanno regalato un obiettivo 60mm.
E sta di fatto che quando lui non c'è io gli frego reflex e obiettivo e ci provo. E daje di F e daje di Tempo, questo post è il mio primo post REFLEX. Benvenuti.
Entrate con la pazienza e la tolleranza dovute ad una debuttante.

L'hamburger ha fondamentalmente due grandi problemi: l'abbinamento di amidi/cereali con la carne e i condimenti. In questi ultimi inserisco sia le salse che il fritto delle patatine.
Adesso ho capito che devo 'scegliere' dove mettere a fuoco


Ho eliminato il pane e le patate.
L'idea delle non-patatine non è nuova, solo che qui ho usato dei 'piselli' diversi, gli sugarsnap*.
In principio volevo usare i fagiolini, ma nel tripudio vegetale che adorna il supermercato locale ho trovato di tutto tranne i fagiolini. O meglio, c'erano, ma arrivavano dal Sud Africa come gli sugarsnap e costavano come gli sugarsnap. Quindi ho preso gli sugarsnap. Solo questa volta, solo per amore della scienza, lo giuro.
Credo che quando il commensale dice che 'la macchina non è un gran che' si riferisca al fatto che a volte non prende il fuoco in automatico. Usando il fuoco manuale devi rivedere la foto in zoom per esser sicuro sia nitida.

La mia amica di Barcellona 'vende' al suo bimbo i fagiolini come le patatine verdi. Lui non è scemo e ogni volta la guarda con quel musino "sento puzza di fregatura", ma la mamma impassibile incalza: "questa settimana hai già mangiato le patatine gialle, oggi è il giorno delle patatine verdi". E lui le crede.
Tra qualche anno ne riparliamo, ma per ora funziona alla grande.
Quindi, eliminati amidi e fritto.

Ho eliminato la senape e il ketchup.
Per la salsa ho usato (indovina indovinello) una rapa: il sedano rapa. Dopo averlo bollito l'ho frullato con un cucchiaino di concentrato di pomodoro, semi di senape, un pizzico di sale e qualche goccia di limone (ricordo che i sapori acidi fanno percepire 'più salata' una pietanza).

Per la carne ho usato il tacchino, più facile da digerire della carne rossa. Non era macinata, ma triturata al mixer (non posso essere perfetta...eh :) con l'aggiunta di curcuma, cumino, pepe, sale.

Al posto dei sottaceti ho usato una cipolla agrodolce.
In una padella o in una pentola larga ho disposto le rondelle di cipolla rossa. Le ho ricoperte a filo di acqua e mezzo bicchiere di aceto, due cucchiaini di zucchero, pizzico di sale, se li avete, due chiodi di garofano.

Due fette di pomodoro.



























Questo è stato il primo esperimento, grazie al quale ho capito che la mano tremens e l'obiettivo per le macro non sono amici, AFFATTO.

Il giorno successivo ho comprato il gorilla.
Vediamo se 'sta reflex mi da qualche soddisfazione. Se è per far schifo, ci riesco benissimo con la compatta, e faccio prima.


*in verità non sono proprio piselli, ma dovrebbero far parte della stessa famiglia. Vengono spesso tradotti come taccole, ma le taccole che noi conosciamo sono diverse. Taccole e Mangetout sono sinonimi, simili ai piselli per forma, colore e sapore ma hanno una specie di baccello appiattito, si mangia intero. Anche gli sugar snap si mangiano interi, ma sono invece gonfi e succosi come i classici piselli, la buccia è tenera e croccante.

I premi, le targhe e altre divagazioni

E' inutile che ce la raccontiamo.
Se partecipi ad una gara è per vincere, non per partecipare, non per divertirti.
Forse vi prendi parte con l'idea di metterti alla prova, ma alla fine, in cuor tuo, speri solo di vincere, perché la prova da superare sarebbe la sconfitta.

Fanno unica eccezione gli eventi di raccolta fondi o le lotterie per l'asilo del paese, dove più sei scarso e fai ridere e più vinci, perché lì la vittoria è nella partecipazione. Ma solo lì.

Sembra quasi ci sia del pudore, ci sia della vergogna attorno a questa attitudine alla competizione.
Però poi si fanno i corsi auto motivazionali, come a dire "Vai in campo e fagli il culo! Ma senza volerlo..."
Se sei carina e vai a Miss Italia è "per gioco", non perché ti senti una strafiga. Ma se sei sincera e ti dai da sola della 'bella donna' allora sei arrogante e pure sciacquetta superficiale.

Io sono 1) supponente (ma quello è colpa del segno zodiacale, non mia :) e sono 2) altamente competitiva.
Sanamente competitiva preciso, non entro nelle ginocchia a nessuno e credo nella meritocrazia.
Sono 3) fondamentalmente per il fair play in tutti i campi, dalla coda in Posta alla scalata al successo in ufficio, le ingiustizie mi uccidono la ragione e mi fanno diventare 4) rancorosa e 5) acida.
Ma sono anche misuratamente 6) insicura. E così il giro(ne) infernale riprende e dico: "partecipo ai contest per mettermi alla prova, per divertirmi". Un par di palle.
Che sia messo a verbale: partecipo per vincere e rosico se perdo, aggiungo.

Tutto ciò riconoscendo l'indubbia superiorità dei Primi.

Ieri però una sorpresa. Dopo una settimana di silenzio mi sono riaccomodata nelle pagine del mio blog e ho trovato un gentile omaggio, che non è la vittoria ad un contest, ma meglio, perché qui non ho mandato la cartolina per partecipare, è arrivato spontaneamente.
Sono stata premiata da Cecilia e Viola di Frizzi e Pasticci con il Versatile Blogger Prize! Ne leggete qui.
E io le ringrazio davvero tanto, per il premio e per il tempismo con cui è arrivato.


E se devo dire ancora qualcosa su di me, come il premio Versatile Blogger richiede, aggiungo che sono 7) riconoscente e onesta(mente felice).


Lo so che può sembrare un passaggio un po' troppo romantico o addirittura quasi lugubre, ma voi lo dovete vedere come un inno all'altruismo, come una celebrazione della vita.

Si chiama Postman's Park, si trova in St Martin's Le Grand, City, dirigendosi verso il Museum of London con St. Paul's Cathedral alle spalle lo trovate a sx.
E' un giardino grazioso, con due particolarità. La prima e immediatamente visibile sono le targhe commemorative dedicate ad alcune persone che hanno donato la propria vita nel tentativo di salvarla ad altri, nomi scritti a mano per onorare il coraggio e l'amore per il prossimo e per non dimenticarli. La seconda peculiarità è che, dietro ai cespugli lungo gli edifici di entrambi gli ingressi, si possono ancora vedere le lapidi di vecchie tombe del XIX Sec quando questo spazio era adibito a cimitero.
E in generale questo piccolo parco è un angolo di paradiso nella frenetica City.

Cosa c'entra con questo il Salmone con le nocciole?
Nulla.
Non avevo detto che quando scrivo sono abbastanza random? Lo sono ;)


Un filetto di salmone senza pelle.
Pan grattato.
Nocciole intere
Porro.

Accendere il forno a 170 gradi.
Sminuzzare le nocciole nel mixer fino a farne una farina grossa, lasciarne qualcuna intera.
Affettare il porro e farlo saltare in pentola per qualche minuto con qualche nocciola spezzettata grossolanamente, bagnare con poca acqua appena il porro accenna a diventare biondo.
Mettere sul fondo della pirofila un filo d'olio.
Adagiare il salmone, cospargere la superficie del pesce con le briciole delle nocciole, poi sopra il porro e sopra questo il pangrattato. Infornare 10 minuti per mono porzioni, salire fino a 15/20 per un grande filetto intero. Se il salmone è fresco amo lasciarlo poco cotto nel cuore.
Nella versione della foto avevo messo anche le prugne ma sono in più, non le mettete.

Dove vai se la rapa non ce l'hai?


Inizio a non poterne più. E' presto, lo so, il peggio deve ancora arrivare...

L'anno scorso è stato divertente perché è stata una scoperta: tutte queste rape e questi cavoli nuovi, ero eccitatissima. Io conoscevo la classica barbabietola rossa di forma tonda, per di più l'avevo sempre e solo vista già cotta e sottovuoto, da buona ragazza di città.
Ora faccio la spesa solo al mercato dei contadini, tutto bio, tutto km zero, tutti frutti di stagione. E così ho scoperto che la stessa rapa esiste intera (con le foglie e le radici), cruda ;) ma anche allungata o ovale, nonché gialla. E bianca. E bianca con dei cerchi concentrici rosa. Alcuni sostengono si possa mangiare anche cruda, io al massimo l'ho consumata 'al dente', ma so di per certo che ne puoi mangiare le foglie, sia quelle attaccate alla rapa stessa (non si butta via nulla), che come verdura da taglio, te le vendono sfuse.

Google Images
Io non ho un gran rapporto con la moda, mi vesto sempre uguale e compro quasi solo cose necessarie e 'da battaglia'. Quando prendo un paio di jeans inizio ad indossarlo con entusiasmo, una novità. E man mano che passano i lavaggi noto che, alla fine, lo sto davvero usando tanto quel paio di jeans. E per fortuna che ho l'asciugatrice, così lo lavo e lo indosso pulito nell'arco di poche ore...
Altrimenti cosa indosserei? O_O'
A questo punto del vortice centripeto mi chiedo: ma fino al minuto prima di quel pantalone, cosa cazzarola mettevo? Il vuoto.

Con la rapa è stata la stessa cosa. Ormai l'ho messa ovunque, ma non posso fare a meno di comprarla ogni settimana. E in casa la mangio solo io :/ Sto male.



L'ho messa nel forno come patate per l'arrosto

l'ho bollita, saltata, usata come colorante per la pasta e nella pasta, per la quinoa


per gli gnocchi, i dolci, i pancakes, le polpette di halloween e le frittate, come ripieno per degli involtini, come contenitore del ripieno, nelle creme, nelle zuppe, nei cocktails, alla griglia, nell'insalata ormai si spreca... non riesco a pensare a nulla di diverso dalla rapa e non ne posso più.
Si chiama impasse.

Può andare anche peggio.

Sedano Rapa
Google Images
La mia cultura si è allargata grazie all'incontro col sedano rapa, radice che sa di sedano ma ha un aroma molto più delicato.
La difficoltà, almeno nella nomenclatura, è arrivata con la distinzione tra cavolo navone e il cavolo rapa, il primo è una rapa e sa di rapa, mentre il secondo è un cavolo e non so di cosa sa perché dopo un po' ne avevo piene i bàl.
E che non racconto delle zucche... in Italia le decantate tanto perché la stagione è iniziata da poco e poi c'è stato da poco Halloween... qui non abbiamo mai smesso di mangiarle. Un continuum da gennaio a dicembre. Voglio i porcini e il radicchio di Treviso e gli asparagi di Bassano. Li voglio, loro, l'erba e il giardino del Re.

Sopra: Cavolo Navone o Svedese
Sotto: Cavolo Rapa
Entrambe tratte da Google images



Ad ogni modo resta il fatto che la Rapa fa bene.